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13/06/2010 12:38:17 |
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DAJE SCIMMIA SO TUTTI PER TE!!!!
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Roma, una pioggia di soldi
Domenica 13 Giugno 2010 12:26
(Corriere dello Sport - R. Maida) - Sono soldi, tanti e garantiti per un lungo periodo: sette anni. Tanto dura il contratto che la Roma ha firmato con il suo sponsor tecnico, la Kappa. Le maglie e le divise della squadra avranno il logo dell’azienda partner fino al 2017 in cambio di una cifra molto importante: 47,7 milioni di euro complessivi, esclusa l’Iva ed esclusi i bonus che deriveranno dalla commercializzazione dei prodotti della Roma. L’incasso annuo medio fa 6,8 milioni, quasi 2 in più rispetto agli accordi previsti nel precedente contratto triennale. Anche se l’accordo - precisa il comunicato stampa ufficiale - prevede pagamenti a salire: 5,1 milioni nella prossima stagione; 6,1 nel 2011/12, 6,6 nel 2012/ 13, 7,1 nelle stagioni 2013/14 e 2014/15, 7,6 nel 2015/16 e 8,1 nel 2016/17. Alla fine, dunque, il matrimonio tra Roma e Kappa durerà 10 anni. Almeno.
MAGLIE PIENE -L’annuncio arrivaun paio di giorni dopo l’accordo con il main sponsor, la Wind, che porterà nel forziere di Trigoria 5,5 milioni netti all’anno fino al 2013, con un premio di 1 milione per ogni stagione in cui la squadra parteciperà alla Champions League. Sono due certezze commercialiin più per Rosella Sensi. Che ovviamente non contava su questo denaro per fare mercato. Ma che aveva bisogno di questo denaro come requisito minimo per qualsiasi progetto operativo.
CESSIONI -I soldi che servono per comprare non sono nemmeno quelli della Champions, quantificabili in 20- 25 milioni considerando che la Roma parteciperà alla spartizione della torta dell’Uefa tra le 32 squadre della fase a gironi. La società, alle prese con problemi finanziari più grandi di lei (a proposito: sono attese novità nei prossimi giorni sulla vicenda dell’arbitrato Unicredit-Italpetroli), deve prima vendere e poi acquistare. O al limite, acquistare avendo la ragionevole speranza di vendere. In questo senso, oltre aGuberti e Brighi di cui si parla in altri servizi, i giocatori che possono portare cash funzionale sono Doni, Julio Baptista e Motta. I brasiliani hanno il vantaggio del curriculum, arricchito dal viaggio mondiale, ma hanno uno stipendio esagerato, tra i 2 e i 3 milioni di euro a stagione. Ecco perché non èsemplice piazzarli.
Motta invece è in comproprietàcon l’Udinese ed è stato già prenotato dalla Juventus. La Roma ha esaminato una serie di ipotesi, tipo uno scambio con Isla, ma finora non ha trovato l’accordo sulle valutazioni. A questo punto preferirebbe avere soldi e solo soldi, da 3 milioni in su. Se ne discuterà a partire dalla prossima settimana. Rimanendo alle comproprietà, Curci è vicino alla Sampdoria, che sta superando la concorrenza di Udinese e Chievo. Ma da questa operazione la Roma non ricaverà contanti. La squadra interessata comprerà la metà del Siena e rinnoverà la compartecipazionecon la Roma.
Il denaro non sarà utilizzato per il mercato ma rappresenta una risorsa fondamentale per il club. Altri 20-25 milioni in arrivo con la ChampionsLe operazioni in entrata condizionate dalle cessioni Doni e Baptista “bloccati” dagli ingaggi, Motta partirà Curci vicino alla Sampdoria
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24/05/2010 14:12:32 |
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DAJE REGA
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10/05/2010 23:06:31 |
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daje regà 'mboccamo tutti....o quasi
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Il tifo organizzato contro la Tessera del Tifoso. Mercoledì alle 20.30 presso il ristorante 'Core de Roma' di Via Vetulonia 27, i gruppi della Curva Sud daranno vita ad un incontro per far sentire la loro voce riguardo la Tessera del Tifoso, lo strumento di controllo varato dal Viminale che entrerà in vigore dalla prossima stagione. Nell'incontro, i gruppi del cuore del tifo romanista manifesteranno le ragioni della loro opposizione alla tessera.
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20/04/2010 10:16:30 |
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daje vesuvio
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"Speriamo che stavolta li fanno durare". A Casal di Principe, dove lo Stato è l'ospite sgradito e le amministrazioni porte girevoli, si riaprono le urne. Con un sollievo: "Ha fatto bene Berlusconi a dire che Saviano ci ha fatto solo del male". Un paese muto, in pieno giorno. Il centro desolatamente vuoto, già alle tredici, in un sabato qualunque. E le strade sporche, i marciapiedi bordati di rifiuti. A terra, giacciono migliaia di manifesti elettorali strappati dai muri e già ridotti in frantumi. Come se dietro la rappresentazione dell'agone politico, contassero solo gli accordi contratti. Non c'è attesa, né un grammo di fibrillazione pre-elettorale, a Casal di Principe, se non nelle case dei tre sfidanti alla carica di sindaco, Elio Natale, Pasquale Martinelli e Vincenzo Schiavone, il primo candidato ufficiale del Pdl, gli altri due ascrivibili alla stessa area. Quel Pdl che da Casale ha tributato percentuali plebiscitarie sia al governatore regionale Stefano Caldoro (70 per cento) sia al presidente della Provincia Domenico Zinzi (a quota 80).
È il paese dove la sinistra è liquefatta, il Pd non si presenta neanche più alle amministrative con il suo logo ma "travestito" da lista civica nella compagine che lancia Martinelli con l'Udeur, giusto per non procurare un dispiacere agli alleati; è il posto in cui il recordman di voti, Sebastiano Ferraro, 4mila consensi incassati il 29 marzo scorso alle provinciali di Caserta, è sempre lo stesso personaggio che passa dai partiti alle liste civiche ma risponde sempre ai medesimi sponsor, e dove la destra si diverte a giocare le sue guerricciole interne. Un centro urbano in cui il 70 per cento delle case, delle ville e degli stabilimenti costruiti dopo gli anni Ottanta sono completamente abusivi e tutti con allacci di energia elettrica e reti fognarie fuorilegge. Una comunità, fatta in gran parte di "imprenditori", per i quali il nemico ufficiale è uno scrittore e si chiama Roberto Saviano, e in cui la vigilia ha un colore fin troppo neutro, un andamento pigro, una placida stanchezza. In attesa che, martedì pomeriggio, il ministro Maroni arrivi per un vertice a Caserta. Il punto sulla lotta ai clan.
"Berlusconi? Eh, bene ha fatto a dire che "Gomorra" non serve a niente, a fare solo la pubblicità alle cose negative, ma perché c'era bisogno che lo diceva il Cavaliere? Noi da quanto tempo lo diciamo?", si interroga Daniele, del bar "Il Chicco d'oro". E un altro, con la trita litania: "Quello, lo scrittore, ha messo tutti i giornali di Caserta con la storia dei processi dentro al libro suo, e questa è tutta Gomorra". Solo uomini al banco. Solo uomini tra i clienti che ciondolano tra caffè e marciapiedi. Neanche un gruppo di donne, impiegate o casalinghe, a prendere un caffè. Come vent'anni fa. Anzi peggio.
Allora c'era un fronte di opposizione, una mobilitazione radicata, sociale e culturale. Ora, raccontano in tono disarmato due esponenti locali del Pd, Ottavio Corvino e l'avvocato Daniele Di Sarno, "la sinistra sta quasi scomparendo, noi per provare a controllare qualcosa dall'interno, a prendere due consiglieri, sosteniamo Martinelli". Spiega il candidato Di Sarno: "La nostra lista si chiama "Progetto democratico", ma non abbiamo potuto usare il logo Pd". Non abbiamo potuto usarlo: cosa significa? "Con noi c'è anche l'Udeur, che governa con la destra in Provincia e altrove, e non potevamo spaccare tutto, era un accordo". Nessuno scrupolo a tenere in quelle liste parenti di pregiudicati, a cominciare da quel Ferraro, cugino dell'omonimo condannato per associazione mafiosa? I due allargano le braccia. "Essere parenti è una cosa, rispondere delle proprie azioni è un'altra".
Il paese della politica rovesciata impone le sue regole. Altro bar, stesse certezze. "Vedrete, vincerà Martinelli, l'ortopedico. Solo che ci siamo scocciati di andare sempre a votare. Regionali, provinciali e ora il Comune". Il corpulento titolare del "Bar del buon caffè", sul corso Umberto, non alza neanche gli occhi dalla macchinetta del caffè. Fino a quando non gli si chiede un pronostico. "Sento parlare molto del candidato che stava con il Pdl e se n'è uscito. Dicono che ce la farà". Ma il favorito, quel Martinelli già assessore della giunta uscente, guidata da Cipriano Cristiano - mandata a casa per effetto della legge voluta da Guido Bertolaso sulle inefficienze nella rimozione dei rifiuti - dovrà giocare una partita tutta interna al suo campo per spuntarla su Natale. Poche le chance di Schiavone. In fondo, a Casale, le cose sembrano già scritte.
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22/03/2010 12:33:07 |
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daje cosi'
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Serie A Beretta e la rivoluzione "La A anche alle 12.30" Il presidente di Lega conferma le voci sulla riforma interna del calcio italiano. "Punteremo sui diritti tv, si giocherà anche il venerdì sera. Gli arbitri saranno divisi per A e B". Poi sul campionato: "Credibile e fortemente competitivo"
Maurizio Beretta
''Arbitri? Giusto discuterli'' ROMA - La serie A dilata i propri confini. Dall'anticipo del venerdì, alle gare alle 12.30 la domenica. Confermati dunque gli esperimenti provati in passato. A ribadirlo ci ha pensato il presidente della Lega calcio, Maurizio Beretta, ai microfoni di 'Radio anch'io lo sport'. "Si giocherà anche la domenica alle 12.30 e l'anticipo del venerdì sarà a disposizione delle squadre impegnate la settimana successiva nelle Coppe europee. Il lunedì, invece, per ora è appannaggio della serie B".
ORARIO FRAMMENTATO - L'Italia, quindi, si adatta all'Europa. "Ci saranno delle finestre, come quella del venerdì che non sarà fissa ma prevista quelle volte che servirà alle squadre italiane impegnate in competizioni europee . spiega Beretta -. Questo penso sia un elemento che da un lato cerca di togliere l'handicap delle italiane nelle competizioni europee. Anche quest'anno è capitato di scontrarci con squadre che hanno avuto un calendario più agevole, quindi è un servizio in più al telespettatore che ha una articolazione migliore del prodotto. Confermo la partita della domenica alle 12.30, mentre il lunedì per il momento è dedicato alle serie inferiori".
DIRITTI TV - "Si guarda al mercato asiatico? Assolutamente sì - conferma Beretta -, oggi e soprattutto se guardiamo al futuro. Quest'anno abbiamo venduto bene i diritti del campionato all'estero e soprattutto lì si deve fare molto di più perché il prodotto è molto appetibile grazie alla popolarità delle nostre squadre. In questo senso, abbiamo chiuso il contratto con i cinesi per andare a giocare le prossime tre stagioni di Supercoppa proprio lì. L'Europa League ha poca visibilità in tv? Non è nelle mani delle singole Leghe la vendita dei diritti. Non è un'offerta che passa dalle nostre mani. Se faremo crescere l'interesse delle squadre italiane per questa competizione, anche dal punto di vista mediatico avrà una maggiore visibilità".
QUESTIONE ARBITRI - Diritti tv a parte la riforma interna del sistema prevede anche la divisione delle Can di serie A e di serie B. Si parla di un gruppo di 20 arbitri per la massima serie. Beretta precisa: "Quanti saranno gli arbitri di serie A è presto per dirlo, è un lavoro che faremo con l'Aia, con Nicchi e con il designatore per realizzare un progetto che tenga conto di tanti elementi, prevedendo anche la possibilità di prestare arbitri alla serie B per incontri delicati. Non sarà un gruppo chiuso, il ricambio ci sarà e il gruppo verrà integrato ogni anno con uscite e promozioni. E' un progetto complesso ma pensiamo di allinearlo alla fine di questa primavera".
CAMPIONATO COMPETITIVO - Infine una battuta su questo finale di stagione avvincente sia per la corsa scudetto, sia per gli ultimi posto utili per le singole competizioni europee. "E' un campionato molto equilibrato, che rischia di essere indeterminato fino all'ultimo. Un prodotto con molto appeal e i risultati lo confermano, sia in termini di ascolti ma anche di aumento seppure modesto di frequenza agli stadi - continua il numero uno della Lega -. Credibile e fortemente competitivo. Stiamo dando questa immagine del campionato italiano che riscatta le recenti disavventure in campo internazionale, anche se possiamo giocarci con ottime chance la Champions. E' ovvio che tutti dobbiamo fare qualcosa di più, ma questo è anche il risultato di una competizione che non è stata ad armi pari: penso ai vantaggi fiscali del calcio spagnolo e anche alla questione stadi che rappresenta una differenza determinante nella capacità di introiti delle società". (22 marzo 2010)
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18/03/2010 16:54:46 |
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DAJE TUTTI
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SIGLA di Ortolani-Smaila
Tu mi piaci,
brutta come sei,
con quegli occhi un po’ strabici che hai,
quando passi sento un colpo grosso al cuor.
Le tue labbra, quelle non le hai,
se ti trucchi non migliori mai,
ed il tuo nasino sembra il muso di un concord,
ma sul seno enorme che tu hai,
io mi ci addormenterei,
due mongolfiere su di me,
io mi ci perdo mentre abbraccio te
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14/02/2010 18:21:34 |
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DAJE JEREMY!!!!
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Manca solo un invitato alla festa giallorossa: Jeremy Menez. Da Brighi a Riise, passando per Baptista, quasi tutti i giocatori della rosa romanista stanno infatti partecipando all'incredibile marcia guidata dal condottiero Ranieri, tranne il trequartista transalpino, partito anche ieri dalla panchina. Non sono bastate infatti le contemporanee assenze di Toni e Okaka (già eroe in Inghilterra) a convincere il tecnico a puntare sull'ex Monaco: ieri il prescelto per sostituire un capitano giallorosso a mezzo servizio, è stato il brasiliano vicino ad una partenza solo fino a qualche mese fa.
Le vittorie, però, inevitabilmente danno ragione al Testaccino: sono venti i risultati positivi consecutivi (eguagliato il record di Capello nella stagione 2003-2004) con i tre punti di ieri. Numeri alla mano, la stampa non può quindi contestare le scelte del tecnico capitolino, ma l'ex Marsiglia scalpita e ha voglia di dimostrare tutto il suo valore, così come fa durante gli allenamenti a Trigoria. Non a caso Francesco Totti è letteralmente innamorato del suo compagno e agli amici ha spesso confessato, senza nessun timore, che "Jeremy è un campione di classe assoluta con dei colpi fantastici". Un giudizio che trova d'accordo anche i media francesi, sempre attenti alle vicende dei talenti di casa in giro per l'Europa: l'anno '87 registra la nascita di Nasri, Benzema, Ben Arfa e appunto Menez.
"Sono pronto e sto lavorando per mettermi a disposizione del mister. Perchè non gioco? Dovete chiederlo a lui, io naturalmente rispetto le sue scelte", spiegava ieri Menez a 'Canal Plus' dove poi si è lasciato andare anche ad un sorriso, lui che invece risulta sempre molto serio. "L'obiettivo resta il secondo posto poi vedremo...E' nostro dovere comunque lottare su tutti i fronti compresa l'Europa League e Coppa Italia". E chissà se proprio al prossimo appuntamento europeo contro il Panathinaikos, Ranieri deciderà di invitare anche il francese.
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124290
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13/02/2010 19:04:59 |
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daje roma daje
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http://209.44.113.146/cgi-bin/link.pl?l=eA1gz3Pr
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05/02/2010 12:28:27 |
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daje regà tuttinsiemee!!!!
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la moje de prandelli, je piacceno i piselli, e non è mica vero che lei c'ha er tumore... ..ma magari moreee!!!!
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20/01/2010 17:08:18 |
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DAJE JULIO
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Trigoria, Roma-Primavera 9-2. Cinquina di un Baptis scatenato, Totti ancora non al meglio
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27/12/2009 00:42:30 |
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daje rigà!!
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http://www.fantamorto.com/blog/fantamorto.html
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17/12/2009 11:51:43 |
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daje ktulu,ti volgiamo cosi!!!
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Mostra il seno alle auto, investita e multata Finisce male la scommessa di una diciottenne neozelandese 17 dicembre, 09:45
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SYDNEY - Una ragazza neozelandese che per scommessa mostrava i seni alle auto di passaggio è stata condannata per turbamento della quiete pubblica, dopo essere stata investita da un automobilista che per guardarla si era distratto dalla guida. Cherelle May Dudfield, di 18 anni, si è dichiarata colpevole del reato quando è comparsa davanti alla corte distrettuale di Invercargill, ed e stata condannata a una multa pari a 130 euro. Secondo l'accusa lo scorso 27 settembre la giovane, sfidata dalle amiche dopo abbondanti bevute, si è esibita in un'isola spartitraffico in mezzo ad una strada a quattro corsie. Quando un'auto si è diretta verso di lei, ha cercato di attraversare ma è stata investita, finendo sul cofano e incrinando il parabrezza con la testa, prima di cadere sull'asfalto. La ragazza è stata ricoverata in ospedale con lievi lesioni.
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09/12/2009 12:03:56 |
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daje tutti
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Tre a zero e tutti a casa. E' stata questa la risposta, sul campo, dei giocatori dell'Athletic Bilbao ai gruppi neofascisti e neonazisti che da tutta Europa sono accorsi sugli spalti del Franz Horr Stadion per "accogliere" i sostenitori baschi. E' accaduto mercoledì scorso, in occasione del match di Europa League, la ex Coppa Uefa, fra die veilchen, i "violetti", dell'Austria Vienna e i zurigorriak, i rosso bianchi, dell'Athletic Bilbao. Ma se, com'è giusto che sia, le immagini dell'invasione di campo che ha costretto a interrompere il match al 66' e per oltre venti minuti, i saluti romani nella curva austriaca, lo striscione "Viva Franco" e le croci celtiche e uncinate hanno occupato tutte le prime pagine dei quotidiani austriaci e spagnoli, desta preoccupazione la poca attenzione che i media italiani hanno dedicato all'accaduto. Perché, come ha spiegato in una conferenza stampa l'amministratore delegato dell'Austria Vienna, Marckus Kraetschmer, ai supporter dell'estrema destra locale si sono aggiunti quelli della Lazio reduci dalla partita (e dalla sconfitta, con conseguente eliminazione dalla competizione europea) mercoledì sera in casa del Salisburgo, nonché neofascisti e neonazisti provenienti da Madrid (sponda Real), da Barcellona (sponda Espanyol), da Sofia (sponda Levski) e da diverse città tedesche. Ovviamente, l'intento di queste "tifoserie" non era certo quello di sostenere l'Austria Vienna bensì quello di provocare i tantissimi tifosi baschi al seguito dell'Athletic. Veniamo alla cronaca. E' il 66' quando, per la terza volta, l'arbitro Moen è costretto a interrompere l'incontro. A scatenare le ire (da noi si direbbe il "rosicamento") dei camerati presenti nella curva austriaca è stato il gol dello 0-2 siglato da San Josè che ha ribadito in rete una conclusione di Javi Martinez respinta dal portiere austriaco. In quel momento, dal settore dove erano radunati i gruppi di Lazio, Real Madrid, Espanyol e Lavski Sofia, è iniziato un fitto lancio di oggetti mentre decine di "tifosi" hanno iniziato a invadere il campo. Per venti minuti la partita viene sospesa e la palla passa alle forze dell'ordine che, a fatica, riescono a riportare la calma al Franz Horr Stadion. E siccome "il calcio non perdona" ecco arrivare lo 0-3 segnato da Llorente. Per i tifosi del Bilbao è festa grande ma, al 90', a tener banco su tutti i media europei, tranne quelli italiani, è proprio questa nuova alleanza tra tifoserie di estrema destra. «Gli ultras della Lazio» ha spiegato l'amministratore delegato dell'Austria Vienna «erano i più numerosi e si trovavano nella tribuna est del nostro stadio, proprio il settore da cui è partita l'invasione». Come ha raccontato il portavoce del club, Christoph Pflug, «si sono visti da prima dell'inizio della partita cartelli con slogan contro il popolo basco e inneggianti a Franco firmati anche Espanyol e Real Madrid». Ma se «sono in corso le analisi dei filmati registrati per valutare, con la polizia, la presenza di tifosi provenienti dalla Spagna e da altre nazioni europee» quel che è certo «è la presenza di ultras italiani fra le fila di quelli dell'Austria». Intanto il club austriaco ha già inviato una lettera di scuse all'Athletic: «abbiamo completamente fallito nell'organizzazione di questa partita» ha scritto Kraetschemer «ma ora reagiremo rigorosamente contro chi ha usato lo stadio per proclami fascisti sugli spalti di un club che sa bene quale sia la sua responsabilità storica». Chiaro il riferimento alla fuga alla quale fu costretta la dirigenza e la squadra del club dopo l'annessione dell'Austria al Terzo Reich. Era il 1938. «Ora qualcuno vorrebbe farci tornare indietro di settanta anni» spiegano le tifoserie democratiche dell'Austria «ma noi ricordiamo quello che è stato e non permetteremo che gruppi di estrema destra dipingano la nostra squadra come filo-nazista o filo-fascista». Ma un campanello d'allarme dovrebbe suonare anche in Italia. Peccato che, ad oggi, l'unica preoccupazione delle nostre autorità sembra essere quella di limitare al massimo l'accesso degli spettatori agli stadi tramite provvedimenti quali la "tessera del tifoso" che ha come unico obiettivo quello di incentivare il "tifo da poltrona", fatto di Sky, Mediaset e spot pubblicitari. Ma così facendo le curve rischiano di rimanere, come hanno spiegato più volte punti di riferimento calcistici dell'estrema destra quali Paolo Di Canio, «il centro sociale più grande d'Italia» dove far attecchire, però, simboli e ideologie legate al ventennio. Simboli e ideologie che stiamo iniziando ad esportare anche all'estero e che, di certo, non fanno bene non solo al nostro calcio, ma al nostro paese. Ma fuori dagli italici confini qualcuno si è accorto di quanto sta accadendo nell'estrema destra: la dimostrazione viene dai 28 arresti di Madrid della settimana scorsa che dovrebbero destare attenzione anche in Italia. Mentre era in corso, in un albergo della capitale spagnola, un incontro di esponenti dell'estrema destra europea (fra i quali il "nostro" Roberto Fiore di Forza Nuova) organizzato da Manuel Canduela, leader di Democrazia Nazionale, un altro gruppo di estrema destra, il Movimento Patriottico Socialista, vicino alla "nostra" Casa Pound, ha tentato di introdursi nell'edificio per scontrarsi con i camerati rivali e i nostrani giallorossi Mario Corsi che da anni si industria a fare propaganda neofascista via etere oltre ad essere stato indiziato dell'omicidio dei compagni Fausto e Iaio e Ivo Zini. Eccolo lo scenario, a livello europeo, in quell'antidemocratico universo chiamato estrema destra. Scontri intestini per la supremazia nel mondo della celtica ma alleanze strategiche contro comuni rivali, il popolo basco in questo caso, utilizzando gli stadi come terreno di battaglia e prendendo in ostaggio intere tifoserie che vorrebbero solo seguire la propria squadra.
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08/12/2009 11:43:31 |
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daje regà 'mBoccamo tutti!!!!
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Sarà una dimostrazione d'amore nei confronti della Lazio oltre che di dissenso contro l'attuale società, quella che i tifosi biancocelesti metteranno in atto sabato mattina. Le autorizzazioni sono arrivate, e è ora ufficiale: sabato 12 dicembre alle ore 11 appuntamento sotto la Curva Nord.
Tantissimi sostenitori chiedevano da tempo si scendesse in piazza, e ora sono chiamati all'appello. Non sarà un corteo, ma un sit-in che si terrà tra la Curva Nord e lo Stadio dei Marmi, dove tifosi, comunicatori, personaggi del mondo dello spettacolo simpatizzanti biancocelesti ed ex giocatori si incontreranno e discuteranno, alternandosi il microfono, sulla situazione Lazio.
Marco Anselmi
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20/11/2009 14:23:07 |
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daje peppe!!!!!
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sfonna stà diriggenzzaaa!!!!
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19/11/2009 17:24:01 |
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DAJE JEREMY!
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« Per favore parlo francese, traduce la responsabile dell’ufficio stampa » . Convinciamo invece Jeremy Menez a provare a cavarsela in italiano. Ed è stata una piacevole sorpresa. Non c’è stato bisogno di tradurre nemmeno un concetto, una parola. E’ stato una sorpresa in assoluto il francese, alla sua prima intervista esclusiva da quando è arrivato in Italia.
Solitamente chiuso e riservato, si è aperto, raccontandosi e dimostrando grande personalità. Siamo andati alla scoperta di un talento che può aiutare la Roma a risollevarsi, che è convinto che si possa giocare con tre punte, assicurando che sarà lui quello che si sacrificherà nei recuperi. E’ pronto a scommettere sulla Roma, si prenota per un gol al derby e vorrebbe rigiocarsela tra un paio di mesi contro l’Inter. Perchè la Roma, come Menez, non ha paura di nessuno.
Jeremy Menez, come mai solo ora la sua prima intervista esclusiva da quando è alla Roma?
«Sono un ragazzo tranquillo, per me è importante stare bene con i compagni, avere un buon rapporto al’interno dello spogliatoio. Parlare ha un aspetto secondario».
Negli ultimi tempi la sua storia alla Roma è cambiata. Gioca di più, per i tifosi è diventato un beniamino
«Ho sentito l’incitamento del pubblico quando sono uscito nella partita contro il Bologna. Sto lavorando bene con Ranieri. Possiamo fare ancora di più, la Roma ha una qualità alta, dobbiamo tirarla fuori».
Negli ultimi tempi si è ritagliato più spazio, gioca con più continuità.
«Per tutti i calciatori giocare spesso è importante. Acquisti fiducia. Anche per me è stato molto utile. Mi sento meglio, a forza di giocare la condizione fisica è cresciuta».
Con Ranieri all’inizio vi siete studiati. Una volta l’allenatore si arrabbiò per un’ammonizione che avrebbe potuto evitare. Adesso la considera fondamentale per la Roma.
«Quando è arrivato lui io sono uscito subito di squadra. Poi abbiamo parlato, ci siamo chiariti e adesso ho un buon rapporto con lui e con tutti gli uomini del suo staff».
E’ cambiata molto la Roma da Spalletti a Ranieri, è cambiato anche il modo di lavorare?
«E’ molto diverso. Facciamo tanto allenamento tattico e fisico. Il lavoro atletico con il preparatore è aumentato. E’ meglio per noi. Abbiamo cominciato male la stagione, per migliorare dobbiamo darci da fare. Ranieri è esigente, questa settimana abbiamo lavorato per due giorni di fila mattina e pomeriggio».
Com’è Roma per Menez?
«Mi trovo bene, vivo con la mia ragazza, anche a lei piace Roma. Mi trovo bene con la società, che ringrazio per aver creduto in me. Con i compagni sto benissimo. A Roma c’è una bella vita. Siamo a novembre inoltrato e fa ancora caldo. Fantastico».
Si sa poco dei suoi esordi da calciatore. Ci racconta qualcosa?
«Ho cominciato a giocare a Parigi, a cinque anni. La mia prima squadra è stata il Vitry, il club del mio quartiere, il numero 94. Che da quest’anno è il mio numero di maglia. Non lo avevo preso appena arrivato, nella scorsa stagione. Ero agli inizi, ho pensato “cominciamo con un numero tranquillo” e ho preso il 24».
Dal Vitry, quali sono state le altre tappe della sua carriera?
«Sono passato a Cvfp, poi Brittany, Sochaux e infine Monaco».
Quando è arrivato alla Roma aveva la possibilità di restare in una grande squadra francese.
«Mi voleva il Bordeaux. Alla fine ho scelto la Roma perchè quello italiano è un campionato molto difficile. Questa è un’esperienza molto importante per me, ho bisogno di confrontarmi ad alti livelli per dimostrare le mie qualità. In Italia si lavora bene, molto di più sotto l’aspetto tattico e atletico rispetto alla Francia».
Quest’anno si è visto in alcune partite il vero valore di Menez.
«Ho molta fiducia in me stesso, nella squadra, le cose stanno andando bene per me. Ma so che non devo fermarmi, devo fare molto di più per dimostrare a tutti che posso giocare nella Roma».
La Francia ha conquistato la qualificazione per il Mondiale.
«Un pensiero al Mondiale lo faccio. Devo lavorare di più e giocare con continuità per meritarmelo. Domenech mi ha chiamato una volta sola, per una preselezione della Nazionale maggiore, quando ero ancora al Monaco. Lo scorso anno sono stato chiamato nell’Under 21».
Lo scorso anno giocava da esterno, quest’anno ha cambiato: ha fatto anche il trequartista, la seconda punta.
«Il ruolo a me più congeniale è quello di seconda punta, poi mi metto al servizio della squadra, dove vuole l’allenatore. Nel Monaco giocavo esterno a sinistra nel 4-4-2. Ero un po’ sacrificato».
La sua idea di giocare con il tridente ha aperto il dibattito. Ora che torna Totti è possibile?
«Quello è il mio sogno. Possiamo giocare insieme, io, Vucinic e Totti. Ma c’è il tecnico che decide, questa è la sua squadra. Per giocare in tre davanti dobbiamo tornare e sacrificarci, ma può essere la formula giusta».
Giusto, c’è da sacrificarsi, aiutare i centrocampisti.
«Lo faccio io, non è un problema. Per recuperare posizioni in questo momento bisogna fare qualche sacrificio».
Nelle ultime partite si è già visto che il suo apporto in fase di copertura è aumentato.
«Anche io me ne accorgo, alla fine della partita sono più stanco. Lavorare di più fisicamente mi aiuta. Sto bene in campo e deve essere sempre così».
La partita contro il Milan, un mese fa, poteva essere la svolta per la Roma e invece lo è stata per i rossoneri. Se Rosetti avesse fischiato quel rigore su di lei...
«Purtroppo ancora una volta gli arbitri con noi hanno sbagliato. Una vittoria a San Siro poteva cambiare la stagione. Ma non è finita, possiamo riprenderci per strada quello che abbiamo perso».
Tra meno di venti giorni c’è il derby, una partita particolare. Quest’anno, con la vetta della classifica lontana, forse ancora di più.
«Mi sono reso conto sin dalla passata stagione quello che significa la stracittadina qui a Roma. Lo scorso anno ho sbagliato un gol facile. Questa volta dobbiamo vincere con un mio gol, per la città e per i tifosi. Il derby è importante per la gente, ma noi dobbiamo pensare prima alle altre partite e dopo alla Lazio. Sappiamo quanto vale, quest’anno cercheremo di vincere tutti e due i derby».
In cosa deve migliorare? Qualche volta non tenta un dribbling di troppo?
«A me piace avere la palla tra i piedi e spingermi in attacco. Posso migliorare in tutto, di testa ho fatto zero gol, devo cominciare da lì. A me piace fare assist, non sono fissato con il gol. Devo migliorare sia quando faccio il pas-saggio che quando tiro in porta».
La sua famiglia la segue? «I miei genitori mi sono sempre vicini, anche se vivono a Parigi. Mia madre è segretaria in una scuola, mio padre lavora alla France Telecom. Viene spesso da me a Roma mio fratello».
Cosa le manca di Parigi? «I miei amici, la mia famiglia, la città. Ma qui sto bene, ho tutto. Mi piace girare per Roma e la cucina italiana. Ma ho gusti semplici, il mio piatto preferito è la pasta al pomodoro. Sono un tipo tranquillo, mi piace stare a casa, esco per andare al ristorante. Abito nella zona sud di Roma, verso il mare, come molti miei compagni».
Chi sono i suoi migliori amici nella Roma? «Questo spogliatoio è il migliore che io abbia conosciuto da quando gioco al calcio. Ci sono tanti giovani, il gruppo è molto affiatato. Phili (Mexes, n.d.r.) mi ha aiutato molto all’inizio, ora c’è anche Faty, un altro francese. Poi Checco (Totti, n.d.r.), De Rossi e Cassetti, con loro gioco sempre a poker. Ma sto bene con tutti. Questo gruppo così unito può essere la nostra arma in più».
La Champions League è lontana, ma voi ci credete ancora?
«Le distanze sono relative, ci sono tante squadre nel giro di quattro punti. Se vinciamo domenica contro il Bari possiamo puntare in alto».
Con il ritorno di Totti per la Roma la rincorsa è meno difficile?
«Per noi è un grande vantaggio riaverlo. Con lui la squadra ha più fiducia nei suoi mezzi. Domenica torna, fa gol, vinciamo e così stiamo tutti più tranquilli».
In Italia si discute molto sulla mancata convocazione in Nazionale di Cassano.
«A me piace tanto, ma non sono l’allenatore. E’ un giocatore che ha caratteristiche simili alle mie».
Per riportare la gente allo stadio ci vogliono giocatori con queste qualità. Che diano spettacolo e facciano divertire.
«Credo di sì. In Italia ce ne sono diversi. Jovetic, che è più un trequartista, Pato, Sanchez, Lavezzi. Anche Vucinic ha grandi numeri. Lo spettacolo conta, ma è più importante aiutare la squadra che far divertire la gente. Se non vinci la grande giocata non serve a niente».
La squadra che l’ha impressionata di più in Italia?
«L’Inter. E noi ce la siamo giocata. Vorrei riaffrontare i nerazzurri tra due mesi. Se noi stiamo bene possiamo vincere contro qualsiasi avversario. Siamo una squadra con grandi potenzialità, ma dobbiamo lavorare molto e stare bene in campo».
Con il suo modo di giocare subisce molti falli. Ha mai incontrato un avversario scorretto?
«No, mai. I falli fanno parte del gioco, l’arbitro deve fare il suo dovere».
Lei sa che le potenzialità della Roma del prossimo anno dipendono anche da voi, che centrare la Champions League signfica evitare il ridimensionamento?
«Lo sappiamo e ne parliamo anche nello spogliatoio. Facciamo il massimo per vincere, per salire il più possibile in classifica».
Quali sono state secondo lei le sue migliori partite con la maglia della Roma?
«Quella contro il Chievo, lo scorso anno e quella con il Genoa quest’anno. A Milano poteva andare meglio, ho segnato, ho disputato un buon primo tempo, ma poi ho sbagliato perchè mi sentivo un po’ stanco».
Con Totti ormai si trova a memoria sul campo.
«Ci capiamo facilmente. Francesco è fortissimo, lui capisce tutto e prima degli altri. E’ facile giocare al suo fianco».
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18/11/2009 15:02:55 |
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daje tutti insieme!!!!
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butta in aria la mano, saluta sergio ercolano, che si è spezzato il bacino, scavalcando ad avelinno...
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