Anno di fondazione dell'ASR
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BOC User
21/01/2011 01:14:44
non so se dove andrò c'è la possibilità di avere internet e pertanto vi saluto tutti. In questi mesi mi avete fatto molta compagnia. Ho deciso di seguire i consigli di questo qui sotto. ciao a tutti, siete stati dei grandi e sempre forza roma
Cambiare vita si può: basta un po’ di coraggio Contro la paura, bisogna scoprire che si può vivere con poco, oltre lo schema "lavoro, guadagno, spendo": manifesto per una "rivolta individuale"Steve Jobs ha dichiarato che la morte è stata per lui il più potente motore della vita. Lo ha spinto a fare, a cambiare. L’unica certezza della nostra esistenza è che moriremo. Sul resto si può discettare. Dovremmo temere solo questo appuntamento fatale, e invece siamo pervasi dal terrore di scompaginare il nostro provvisorio equilibrio. Dovremmo apprezzare quel che c’è, perseguire la conoscenza, accumulare esperienze, cercare l’equilibrio interiore e l’armonia, godere di noi stessi e delle relazioni con gli altri… e invece no. L’unica cosa che non torna indietro è il tempo e noi lo sprechiamo tra paure e incombenze inautentiche. Lo riempiamo, non lo utilizziamo. Lo schema fisso che tutti seguiamo (lavorare, consumare, sprecare) è un rimedio alla paura di morire: teniamo occupata la mente per non pensarci.

L’uscita dallo schema, invece, fa tremare i polsi ai più. Chi evade è sicuro che perderà le sue prerogative e andrà alla deriva. Un lettore mi scrive: “Volevo fare anche solo una piccola rivoluzione, ma mi sono spaventato di essere emarginato socialmente e di non riuscire ad avere relazioni sentimentali. Essere liberi è bello da immaginare, ma se per farlo si diventa emarginati dalla società, incompresi e messi alla gogna, diventa una situazione molto pesante e triste”. Il blocco psicologico colpisce anche chi, come N., non avrebbe problemi sul piano pratico perché sa fare di tutto: “Ho mille passioni (scrivo, leggo, cucino, zappo, viaggio, pratico arti marziali), odio il mio lavoro, detesto il furto del tempo, so vivere con poco.

Oggi ho una casetta mia, ho un orto di 40 metri quadrati che coltivo con amore, ho un mio progetto, anzi, mille progetti tra cui volontariato internazionale. E non ho paura di morire di fame. Non ci riesco, però. Ho paura, paura di rimanere da solo, paura di non farcela, paura di essere giudicato, di restare bloccato, di sbagliare. Paura della libertà”. La paura è dunque l’unica moneta della nostra epoca? Paghiamo in questa valuta quasi ogni scelta della nostra esistenza, soprattutto quando si tratta di cambiare. Il messaggio che riceviamo è: se resti dentro sopravvivi, se esci muori. Considerato che moriremo comunque, tutto ciò è sconcertante. Naturalmente i più mi attaccano: “Chi guadagna 1.000 euro al mese come fa?”.

Io mi indigno: per soli mille euro al mese come si fa a fare una vita senza tempo, da schiavi, per sempre? Una vita così assurda dovrebbe valere assai di più. E poi una persona sobria e in equilibrio può vivere con meno di quella cifra. Io vivo con 800 euro, e non mi manca niente. Ho una casa, certo, comprata e ristrutturata dopo 12 anni di progetto. L’ho pagata 50 mila euro, perché fuori dalle grandi città le case costano poco. Le paure che sono emerse con maggior frequenza nell’ampio dibattito sul downshifting sono la paura della povertà, quella della solitudine, il senso di colpa verso genitori e congiunti, e il sospetto di essere inetti, di non saper fare nulla oltre quel che facciamo ora. La più ipocrita invece è la paura travestita da politica: “Dobbiamo restare nel sistema per combatterlo dall’interno”. Quando intasiamo le città, ogni mattina, o quando riempiamo i grandi magazzini, sotto Natale, comprando cianfrusaglie, non diamo l’idea di essere dei grandi combattenti.

Ma le paure diffuse sono tante, e si tratta di sentimenti comprensibili. Ci siamo attrezzati per affrontare un certo tipo di vita, adeguandoci a uno schema preciso, senza alzate d’ingegno, senza grilli per la testa, senza creatività. Non siamo una generazione di innovatori ma di esecutori, un po’ come questa non è un’epoca di invenzioni ma di applicazione di invenzioni precedenti. Il salto innovativo è stato fatto decenni fa con il computer; ora lo si deve far lavorare, trovando il modo di sfruttarlo al meglio. Lo stesso è avvenuto sul piano sociale. L’innovazione è stata il benessere diffuso, sorretto dal consumo. Ora bisogna pigiare al massimo su quell’acceleratore. Non c’è un’ipotesi alternativa. Tant’è che nessun politico immagina una vita diversa. Anche la sinistra è preoccupata del calo dei consumi.

Tra i rischi che abbiamo elencato – anche se fossero veri – nessuno è così grave da condurci alla morte. Neppure la paura più ancestrale, quella di morire di fame, può ritenersi fondata. Oggi di fame nessuno muore. Le altre sono tutte remore psicologiche, dettate dall’insicurezza e dalla caducità delle speranze (che, come dice Bauman, “hanno vita breve nella nostra epoca”). Spesso le paure si presentano associate in un cocktail che immobilizza, come un dardo intinto nel curaro lanciato dalla cerbottana di un boscimano. Il loro effetto principale è che ci impietriscono. Quando riescono a bloccarci, costringendoci a fare ogni giorno le cose di sempre, senza idee, senza cambiare mai, il loro obiettivo è raggiunto. Non sto parlando del timore che ci assale quando dobbiamo attraversare un ponte pericolante. In quel caso si tratta di buon senso: se il ponte dovesse cedere, cadremmo nel vuoto e moriremmo. Le paure del cambiamento non sono così. Se provo, comunque, non muoio. Anzi, se provo morirò comunque, come è scritto, ma non ora. Dunque perché non tentare? Perché non tentare almeno parzialmente, trovando una via intermedia, saggiando il terreno in modo graduale?

Ecco che la paura comincia a cedere. Un po’ come quando proviamo ad assaggiare sulla punta della lingua una pietanza che temiamo non ci piaccia. Quella convinzione ci immobilizza, ma se facciamo almeno il gesto di provare, la paura scricchiola, la pietanza potrebbe piacerci, l’immobilità potrebbe sciogliersi in un progresso. Per me è andata così. Fatto qualche passo, il mio ponte si è rivelato più solido del previsto e l’ho attraversato. Non solo. Dopo anni che vivo “dall’altra parte del fiume” non sono ancora morto, e non ho progetti imminenti a riguardo. “Di là dal fiume e tra gli alberi” la vita è anche difficile, anche dura, ma dà molto senso alla mia vita averci provato. Morirò anche io, certo, ma senza alcun rimpianto verso le scelte di vita che ho avuto a disposizione. Forse, per questo, morirò di meno.
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BOC User
20/01/2011 01:56:36
Veni, vidi, panchini, perdi
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BOC User
16/01/2011 17:53:54
Sto ascoltando un po' di radio e dico che, gol regolari o no,
non accetto lezioni di sportività da chi esulta ai gol subiti dalla squadra per cui si "tifa". E in coppa spero de vince con un rigore dato alla roma per fallo di mano di simplicio su un fuorigioco di 20 metri. Sti stronzi meritano d'esse umiliati per anni e anni ancora.
Piuttosto ci ringraziassero per aver avuto l'opportunità di giocare con la samp senza mezza difesa, sti balordi.
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BOC User
15/01/2011 01:06:10
sti infami, ce stanno a provà
La commissione che sta scrutinando i voti del referendum ha momentaneamente "congelato" il risultato dello scrutinio al seggio 8 (montaggio). Secondo fonti interne alla commissione, mancherebbero all'appello 58 schede che sarebbero finite in un'altra urna. Lo scrutinio va avanti con gli altri seggi. L'ottavo seggio ha 836 votanti.
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BOC User
14/01/2011 12:28:18
ecco come se so fatti i debiti ste merde, altro che pe la Roma
GIOIA TAURO - Sui moli che si allungano nel mare della Calabria l'aspettano ogni giorno, al tramonto. Se la vedono già lì, all'imbocco del canale, trascinata dai rimorchiatori mentre gira lentamente su se stessa fino a coprire l'orizzonte con la sua fiancata. È invocata come la Madonna protettrice la "Daniela", il più grande mercantile del mondo con i suoi 366 metri di lunghezza e 56 di larghezza, 165 mila tonnellate di stazza, una montagna nera che attraversa gli oceani trasportando container. Nelle stive e sul suo ponte ce ne stanno quattordicimila, messi uno dietro l'altro fanno una strada di ottantaquattro chilometri. Come nella magica apparizione notturna del transatlantico Rex nell'Amarcord di Fellini, su queste banchine in bilico fra l'Europa e l'Africa sognano la salvezza con un altro passaggio del gigantesco cargo. Perché oggi, a Gioia Tauro, non si carica e non si scarica più come prima. Le merci degli altri viaggiano fra Tangeri e Port Said, approdi più vantaggiosi per spostare biciclette, tonni, noccioline, fucili a pompa, cellulari, patate e banane, legno, semi di girasole, lampadari, scarpe, ombrelli, olio e farina, videogiochi, sistemi radar e radioline, tutto quello che si produce e si consuma nei cinque continenti e che ormai neanche sfiora più l'"incrocio perfetto" sulla rotta che da Gibilterra scende al Canale di Suez. È una rada sempre più deserta quella che ha latitudine 38° e longitudine 15°, lontana dai mercati e scansata dai commerci. È
in mezzo al mare e in un mare di guai la Gioia Tauro degli scandali e dei miracoli. Quello che fino a qualche anno fa era magnificato come "il primo terminal per il transhipment del Mediterraneo", sta davvero per diventare un porto fantasma?

L'altra settimana milleduecento portuali sono rimasti fermi per trenta ore, non c'era una sola nave con la prua puntata sulla costa calabrese. Non era mai accaduto dal 17 settembre del 1995, il primo giorno di Gioia Tauro e la prima imbarcazione - il Concord - di una compagnia marittima belga che scivolava dentro l'insenatura e consegnava una nuova vita a un luogo dannato dove sembrava che niente potesse nascere e tutto dovesse morire. Un anno dopo l'altro e una nave dopo l'altra, centinaia di milioni di container sollevati, il record strepitoso del 2008 e poi le prime paure. È in quel momento che sui moli hanno cominciato a fantasticare sul ritorno della "Daniela" e del suo smisurato bagaglio. Il porto è in crisi. Il porto è moribondo. Il porto rischia il tracollo. Il porto come un destino.
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BOC User
12/01/2011 15:55:49
a noi della sinistra, non ce ne frega un cazzo
SCONTRI SCONTRI SCONTRI
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BOC User
12/01/2011 13:37:16
Ferola ti adoro, sei un tesoro, che stile!! tanti saluti a tutti e a ciascuno
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BOC User
11/01/2011 12:54:41
UN GIOVANE OC 1980, INSIEME ALLA SUA FIAMMA D'ALLORA, POSA PER UNO SCATTO A PIAZZA CAPRANICA
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BOC User
09/01/2011 17:42:52
san juan, portorico
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BOC User
07/01/2011 23:25:41
FRANCO, FRANCESCO E STEFANO
PRESENTI!
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BOC User
07/01/2011 22:25:06
FRANCO, FRANCESCO E STEFANO
NON CI SENTIAMO TROPPO BENE!
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BOC User
28/12/2010 17:18:40
Scusa eh, ma da quando io me scopo le ciccione?
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BOC User
27/12/2010 12:29:57
CARI BAMBINI VI ASPETTO TUTTI ALLA CITTA DEL MOBILE, PER GIOCARE INSIEME A SCAMBIACAVALLO!
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BOC User
23/12/2010 13:29:11
una recente immagine dell'ingresso dell'Hotel Bernini, sulla destra della via.
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BOC User
22/12/2010 18:55:26
si si bravi, parlate parlate
intanto nessuno che mi sappia dire che fine hanno fatto ciccio baciccio e fioranello
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BOC User
22/12/2010 12:39:31
CLAUDIO AMENDOLA, ALEMANNO E OC 1980 AI PROVINI PER IL FILM ULTRA'
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BOC User
20/12/2010 16:42:01
quando c'era lui,caro lei
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BOC User
20/12/2010 11:40:39
GNAFO,OC 1980, OTTO GARZA, ER TRIVELLA OVVERO...
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BOC User
13/12/2010 12:24:06
SIMONE DI FRONTE AI MURI DI TRIGORIA, INSIEME A UN NOTO LANCIACORI IRLANDESE, MANIFESTA IL SUO DISSENSO PER LA TESSERA DEL TIFOSO
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BOC User
10/12/2010 19:19:28
tranqulli ragassi,se il coquinaro tira le penne,mo zi penso io a farvi due cannelloni....


W.