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02/06/2011 20:24:14 |
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grazie patè, Di Maria e Banega ce avrebbero fatto schifo...
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Colasanto Ag. Fifa a ForzaRoma.info: "Defederico è pronto per l'Italia, più di Lamela" Giovedì 02 Giugno 2011 19:43
(di Tommaso Gregorio Cavallaro) “Guardi, due anni – queste le sue dichiarazioni a ForzaRoma.info - fa ebbi il mandato per portare Defederico in Italia dal suo agente argentino. L’ho proposi a molte squadre, tra cui la Roma, ma pesò il fatto che non aveva il passaporto comunitario e non se ne fece nulla.” A parlare è Filippo Colasanto, agente FIFA tra i maggiori esperti i Italia di calcio sudamericano, che ha curato per un certo periodo gli interessi in Europa di Matias Defederico, talentuoso centrocampista dell’Indipendiente.
Il 21enne di Buoneos Aires faceva coppia, ai tempi dell’Huracan, con Pastore, come ricorda Colasanto: “Fu lì che lo notai e ne rimasi impressionato. Con Javier Pastore, infatti, portò l’Huràcan sfiorare il titolo; insieme erano formidabili e andarli a vedere era uno spettacolo. Dopo aver tentato invano di portarlo in Italia, fui molto vicino ad accordarmi con il Besiktàa. Il ragazzo, però, preferì trasferirsi al Corinthiàs, dove ha militato nelle ultime due stagioni, giocando molto bene; soprattutto nella prima. Matias, pur se non molto alto, ha un talento cristallino e con il suo piede sinistro può fare veramente di tutto. Oltretutto è dotato di una velocità straordinaria sia a livello fisico che mentale. Per quanto riguarda il ruolo, direi che è un trequartista, ma che all’occorrenza potrebbe fare l’esterno offensivo; ad esempio, in un 4-3-3.” Schema che, con l’arrivo di Luis Enrique, dovrebbe essere quello della Roma 2011-12.
Squadra giallorossa che parrebbe essere sulle tracce di uno con le caratteristiche del ragazzo ex Corinthiàs, che, secondo Colasanto, ha tutto per far bene nel nostro campionato, a differenza di Erik La Mela: “Matiàs – prosegue - è pronto per la Serie A e, in generale, per un’esperienza in Europa. Si parla molto di Lamela, ma, a mio parere, Defederico ha un background personale che gli permetterebbe di rendere meglio del suo connazionale, almeno al momento. Per carità, il giocatore del River è in prospettiva un campionissimo, ma sta giocando nel peggior Millionarios degli ultimi 10 anni e con il concreto rischio di retrocedere. Sono sicuro, infatti, che nella prossima partita rimetteranno dentro quel piccoletto di Buonanotte ( già venduto al Malaga, ndr) che, a differenza di Lamela, ha più carattere ed esperienza. Detto questo, Matiàs ha 3 anni in più di Lamela e tre campionati, di cui due in Brasile, già nel proprio bagaglio personale. Oltretutto, costerebbe molto di meno. Il Corìnthias, il vero proprietario del cartellino, si accontenterebbe di una cifra tra i 5/6 miioni di euro, mentre il River Plate, anche se versa in pessime acque economiche, non dovrebbe scendere per Lamela sotto i 12 milioni.”
Il mercato sudamericano, in ogni caso, offre molte possibilità di trovare talenti in erba da portare in serie A. Colasanto non può che confermare questo dato di fatto, perché negli ultimi anni ha provato a far acquistare alle nostre squadre parecchi sconosciuti, che ora non lo sono più: “Le svelo – conclude Colasanto - un segreto. Prima che finisse al Benefica, proposi alla Roma un certo Angèl di Maria per una cifra di 1,2 milioni di euro, ma non se ne fece nulla. Mi capitò la stessa cosa, ma stavolta la Roma non fu l’unica protagonista, quando presentai un certo Evèr Banega. Mancò pochissimo, invece, a chiudere con la Lazio per il peruviano Carillo, ora in forza allo Sporting Lisbona, che la Roma potrebbe trovarsi di fronte nella prossima Europa League.”
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02/06/2011 15:37:39 |
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Angelucci, l'impero è in crisi
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La statua di Wojtyla regalata a Roma doveva essere la consacrazione del loro potere nella Capitale. Invece è diventata il simbolo di tutti i guai del gruppo: una dinastia delle cliniche legata a doppio filo al berlusconismo e al centro di una valanga di inchieste che rivelano i suoi lati più oscuri. La famiglia AngelucciDoveva essere la consacrazione del loro potere sulla città: una statua di cinque metri che raffigura un colossale "Karol Wojtyla accogliente". Un'opera moderna, che nei materiali sembra somigliare ai committenti: fuori brilla una patina di argento luccicante, ma dentro l'anima è di bronzo. Gli Angelucci pensavano così di avere conquistato un posto speciale: la statua commissionata dalla Fondazione Angelucci è la prima cosa che si vede arrivando alla Stazione Termini. Ma la gente di Roma si rifiuta di riconoscervi il papa beato e l'ha subito subito ribattezzato "er Pipistrello", rovesciando battute sulla bruttezza dell'opera. E il patriarca Tonino si è dovuto rendere conto che la sua regola aurea ripetuta in continuazione come un mantra - "Chi ha denaro ha vinto" - non sempre funziona.
Infatti negli ultimi tempi i guai per la famiglia si sono moltiplicati: nel Lazio gli Angelucci non riescono a quadrare i conti con la Polverini che tiene in sospeso le ricche convenzioni con la Regione. Alcuni dei loro immobili più pregiati sono finiti sotto sequestro per irregolarità edilizie.
E poi ci sono i magistrati, con inchieste clamorose e indagini inedite che vanno a mostrare, come in cronache da basso impero, gli aspetti più oscuri della famiglia: la frequentazione con uno dei nomi storici della camorra; i procedimenti per tangenti e quelli per i maltrattamenti a ex mogli, figlioletti ed ex dipendenti; con fiumi di quattrini e una squadra di pretoriani a mano armata che accompagnano le imprese della dinastia delle cliniche.
Benedetti affari. La prima immagine è quella della santità, che forse ha ispirato il colosso di bronzo argentato: la foto che mostra tutta la famiglia accolta da Giovanni Paolo II in udienza privata. Ci sono Tonino con la seconda moglie Annalisa, ora cacciata di casa con il figlioletto per far posto a una più giovane. Ci sono i figli sorridenti con le nuore. E c'è un amico che valeva un tesoro: Cesare Geronzi, all'epoca padre-padrone della Banca di Roma.
La loro storia imprenditoriale comincia proprio dal Vaticano, dove erano ricevuti da molti partner d'affari, a partire da monsignor Michele Basso, l'economo del prestigioso Capitolo di San Pietro, poi travolto dalle grane giudiziarie. Il monsignore è stato tra i primi ad accogliere Antonio detto Tonino, il portantino che aveva deciso di farsi imperatore della nuova sanità, passando dal condominio popolare sull'Appia Nuova a una holding lussemburghese, la Tosinvest, che gestisce attività assai lucrose e che ha preso il nome dalle iniziali del patriarca e della sua ex moglie Silvana, deceduta molti anni fa.
Anzitutto le cliniche: 29 strutture convenzionate, specializzate nella riabilitazione, sparse nel Sud con una forte concentrazione nel Lazio. Lui si è gettato nel business trent'anni fa, quando il pubblico ha cominciato a cedere spazio al privato. E lo ha fatto nel momento giusto e nel posto giusto: Roma, dove salute dei corpi e delle anime spesso sono amministrate dalle stesse persone. Il resto è venuto seguendo la sua regola: "Chi ha denaro ha vinto".
Basso di statura e impettito nel modo di fare - l'imprenditore Giuseppe Ciarrapico lo chiama "Napoleone" - Tonino si è ritagliato nel 2008 un seggio alla Camera: eletto nelle liste Pdl, vanta una produttività bassissima e risulta assente sette volte su dieci, ma non perde un voto sulle questioni di giustizia. Alla guida dell'azienda ha preferito l'erede più giovane Giampaolo, 40 anni, ai gemelli Alessandro e Andrea, 41.
Da cinque anni Giampaolo è alla guida della Tosinvest e si è lanciato in tanti affari: nell'editoria dopo aver ceduto le azioni di "Unità" e "Riformista" ha in mano il quotidiano "Libero"; è produttore di spettacoli teatrali insieme a Maurizio Costanzo; ha rilevato società dall'Iri (Edindustria) per pubblicare libri d'arte che illustrano le case e uffici degli stessi Angelucci; allaccia rapporti con Finmeccanica e Fintecna. I soldi non gli hanno fatto perdere l'accento e anche nelle discussioni finanziarie usa un romanesco marcatissimo. Lo stesso evidenziato nelle intercettazioni delle inchieste pendenti da Velletri a Bari, per la quale ha trascorso un paio di settimane agli arresti domiciliari: "Stamo veramente in un Paese di m...".
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01/06/2011 10:26:10 |
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lo so che non c'entra un cazzo, ma ve pare normale? E dovrei pure pagà il canone?
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Minzolini: "Berlusconi resista due anni io direttore finchè lui ci sarà, poi non so"
In un'intervista a Radio 24, il responsabile del Tg1 invita il premier a resistere e a puntare al Quirinale nei prossimi anni. E aggiunge: "Resterò al mio posto finché dura il governo, e non sono parole riferite a me: in Rai è così"
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29/05/2011 21:30:47 |
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sisi luis enrique allenatore, Lamela già bloccato, clichy a un passo...peccato solo che...
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Secondo quanto riferisce Sky Sport, il passaggio di proprietà della Roma agli amercani slitterà dal 10 giugno ai primi di luglio per questioni tecniche legate alla banca. Domani ci sarà un incontro tra i legali dello studio Tonucci - che rappresentano DiBenedetto -, e Unicredit per le questioni legate al mercato da ora alla conclusione dell'accordo. Si cercherà di comprendere chi potrà firmare i contratti legati all'acquisto di giocatori e quello del possibile futuro allenatore.
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29/05/2011 10:56:36 |
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CHINELLATO - ECCO LA VERITA', GUARDIOLA SINCERO
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Questo uno stralcio dell'intervista post partita a Pep Guardiola, dopo la conquista della Champions League, in merito ad un suo possibile addio ai blaugrana: 'Non credo che questo mio progetto tecnico sia esportabile. Non se sarei capace di fare altrettanto bene in un'altra piazza. Probabilmente ci riuscirei se ci fosse un presidente disposto a spendere milioni di euro per prendermi il 99% dei miei giocatori del Barcellona'
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