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05/01/2012 11:33:17 |
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come in Italia, uguale ...
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In Germania nasce l'autostrada per biciclette La super pista ciclabile collegherà Dortmund a Duisburg, sarà lunga 60 chilometri e larga 5 metri
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02/01/2012 12:49:59 |
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CI CHIEDONO SACRIFICI E POI CI PRENDONO PER CULO, LE GUERRE ARRICCHISCONO LE BANCHE
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Caccia, portaerei e organici record ora la parola d'ordine è 'tagliare' Il nuovo ministro ha debuttato davanti al Parlamento annunciando che anche le Forze armate sono pronte a fare austerità. Ma l'Italia ha ordinato 131 F-35: costeranno quanto una manovra finanziaria. Gli stipendi valgono il 62 per cento del bilancio della Difesa, 23 miliardi di euro più 1,4 miliardi per le missioni all'estero. LA MIGLIOR DIFESA è l'attacco: doveva esserne convinto il ministro Giampaolo Di Paola, quando ha debuttato davanti al Parlamento annunciando da subito che anche le Forze armate erano pronte a fare voto di austerità. Ma il problema, naturalmente, è "come" imporre risparmi e rinunce, a fronte di impegni internazionali e persino interni sempre più estesi.
La strada suggerita dal ministro, in realtà accolta senza entusiasmi in Commissione, è ridurre gli organici, visto che gli stipendi valgono il 62 per cento del bilancio della Difesa, equivalente a 23 miliardi di euro più 1,4 miliardi per le missioni all'estero. Oggi i militari sono circa 180 mila, meno di quelli previsti dall'attuale modello di Difesa, per Di Paola l'ideale sarebbe molto meno, 130-140 mila, se non addirittura 90 mila. Non possiamo licenziare, si è rammaricato il ministro, e dicono che abbia scherzato: "Ci vorrebbe una guerra, o un terremoto".
Lo scontro sul cacciabombardiere Sulla struttura delle Forze armate del futuro si confrontano in Parlamento due ipotesi principali. La prima è quella suggerita dal ministro: tagli robusti sul personale, attraverso il blocco del turn-over, e investimenti sulla tecnologia. È una strada che piace alle industrie, alla Marina e all'Aeronautica.
C'è spazio pure per il controverso Joint Strike Fighter, o F-35, il cacciabombardiere più costoso della storia. Fra ritardi, errori e rinvii, lo sfortunato progetto della Lockheed ha subito tanti ritocchi nel preventivo che oggi ogni esemplare dovrebbe costare 200 milioni di euro. L'Italia ne voleva 131, il programma prevede una spesa di almeno 15 miliardi in dodici anni, ma gli aumenti saranno inevitabili, vista la necessità di modifiche al progetto originale: solo il mese scorso la commissione del Pentagono che sta esaminando i prototipi dell'F-35 ha chiesto 725 correzioni, dal casco del pilota al sistema di aggancio in atterraggio, che ha fallito tutti i test sul campo.
Insomma, se l'ordine resterà questo, l'F-35 costerà quanto una manovra finanziaria. E' talmente caro che tutti i paesi interessati ci stanno ripensando, persino Israele e il Regno Unito hanno dovuto tagliarne i programmi e il Pentagono ha ridimensionato le richieste.
In America il dibattito è aperto, i pregi e soprattutto i difetti del cacciabombardiere sono resi pubblici spietatamente: per John McCain, eroe del Vietnam ed ex candidato repubblicano alla presidenza, il progetto F-35 è "un disastro", mentre il Washington Post lo ha definito nei giorni scorsi "un preoccupante esempio delle spese del Pentagono".
In Italia la prima a contestare la scelta è stata "Famiglia Cristiana", poi è partita una campagna massiccia, ma senza grandi risultati. Per Gian Piero Scanu, capogruppo Pd alla commissione Difesa del Senato, "è scandaloso che si sottraggano risorse così ingenti per strumenti di guerra, agli antipodi con le necessità dell'Italia". Ma Di Paola si è limitato ad annunciare che "dovrà rivedere" la lista della spesa.
La beffa della manutenzione Anche gli esperti sono molto critici: l'F-35 è un aereo progettato per le esigenze della Guerra fredda, quasi inutile in teatri come l'Afghanistan e inferiore, secondo molti generali, al J-20 Stealth di produzione cinese. In più, del fiume di denaro necessario, in Italia resteranno solo poche gocce. Anzi, gli operai destinati a montare le ali nello stabilimento di Cameri saranno solo 600, meno dei mille impegnati oggi nella lavorazione del vecchio Eurofighter.
Ed è difficile non considerare una beffa che persino una parte della manutenzione sarà fatta all'estero: gli alleati concedono al nostro paese di usare la tecnologia antiradar Stealth, ma non si fidano tanto da rivelarne i dettagli e permetterne quindi aggiornamento e riparazioni.
La portaerei da un miliardo e mezzo Di cancellare del tutto il programma, Di Paola non ne vuol sentire: è stato lui stesso a firmare i primi protocolli d'intesa, nel 2002, come capo di Stato maggiore. Ma soprattutto la versione B a decollo corto dell'F-35 è destinata alla Cavour, portaerei da un miliardo e mezzo di euro, fiore all'occhiello della sua amatissima Marina.
La nave è un gioiello progettato in tempi meno austeri e fortemente voluto dall'ammiraglio: se non potrà schierare sul ponte gli Jsf, rischia di svelarsi come un monumento allo spreco. Resta da vedere, dicono molti parlamentari, se non sia uno spreco comunque, visto che la politica estera italiana non sembra prevedere tentazioni imperiali. "Costruirla è stata un'assurdità, visto che c'era già la Garibaldi", dice l'esperto Massimo Paolicelli, "tanto più che le spese non finiscono mai: la nave costa duecentomila euro al giorno in navigazione, centomila quando resta in porto".
Le fregate di lusso Ma la Cavour non basta all'arma prediletta dell'ammiraglio Di Paola, che ha ordinato dieci fregate della classe "Fremm", per 6 miliardi di euro. Anche qui gli esperti sollevano perplessità: non solo dieci navi sono tante, ma per qualche misterioso motivo costano alla Marina molto di più di quanto le paghi la Marine nationale francese.
I blindati e le basi La seconda ipotesi prevede il mantenimento di un numero robusto di militari, con investimenti adatti per il profilo internazionale dell'Italia. In questa direzione va la spesa di 600 milioni, già autorizzata in Commissione, per blindati Lince, mezzi logistici protetti, sensori e protezioni passive per le basi avanzate. È un ordine che "vale" tre F-35, ma darà lavoro a duemila persone per tre anni.
Quest'ultimo scenario, gradito all'Esercito e all'industria italiana, appare più ragionevole e adatto ai tempi, ma richiede un cambio di rotta. E la capacità di convincimento messa in campo da chi ha interesse nei progetti più costosi sembra realmente immensa.
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24/12/2011 17:59:18 |
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Monti, i Bilderberg e la Trilaterale
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Da quando il presidente Napolitano ha annunciato, prima in maniera implicita, poi esplicitamente e in maniera formale, di voler affidare a Mario Monti la creazione di un nuovo governo, sono iniziate a circolare molte voci sulla carriera e gli incarichi assunti negli anni dall’economista. I detrattori accusano Monti di far parte di grandi banche di investimenti come Goldman Sachs e di essere parte attiva in alcune associazioni – specialmente il gruppo Bilderberg e la Commissione Trilaterale. Queste organizzazioni vengono spesso accusate di essere al lavoro per costruire una grande cospirazione, un “nuovo ordine mondiale”, per favorire banche, multinazionali, i-poteri-forti e le grandi potenze mondiali. Allora abbiamo messo insieme le cose che si sanno su queste organizzazioni e sul ruolo del potenziale futuro presidente del Consiglio al loro interno.
Gruppo Bilderberg
È un gruppo che si riunisce una volta all’anno e i cui incontri riservati furono organizzati per la prima volta a fine maggio del 1954 presso l’Hotel de Bilderberg (Oosterbeek, Paesi Bassi), luogo che diede anche il nome all’iniziativa. L’associazione nacque con lo scopo di contrastare l’antiamericanismo nell’Europa occidentale e per incentivare maggiore collaborazione tra Stati Uniti e paesi europei sia sul fronte politico che su quello finanziario. Il gruppo organizza di norma una sola riunione all’anno cui sono invitati meno di 150 partecipanti, solitamente personaggi influenti dal mondo delle imprese, della finanza, delle università e della politica. Gli incontri durano pochi giorni e sono preclusi ai giornalisti, che non possono nemmeno avvicinarsi alle aree in cui si tiene il summit. La zona degli incontri è sorvegliata di solito da società di sicurezza private, a volte con il sostegno delle forze dell’ordine. Chi si avvicina o prova a ottenere informazioni viene rapidamente allontanato (quest’anno Mario Borghezio della Lega Nord fu arrestato dalla polizia e successivamente bandito dal Cantone dei Grigioni per tutta la durata del summit). Proprio a causa dell’estrema riservatezza, nel corso degli anni il gruppo Bilderberg è stato accusato di ordire oscure cospirazioni da parte di attivisti e organizzazioni politiche, che paragonano spesso gli incontri dei partecipanti a quelli della massoneria intenta a creare un “nuovo ordine mondiale”, per quanto non ci sia alcuna prova che durante i convegni si siano mai fatte discussioni o prese decisioni di questo genere (non si capisce nemmeno quali dovrebbero essere, queste decisioni). Le opinioni sul tipo di cospirazioni cambiano molto a seconda dei detrattori e così anche le ipotesi sui risultati raggiunti da oltre mezzo secolo. Gli organizzatori degli incontri difendono la scelta di svolgere tutto senza far trapelare informazioni: i partecipanti ai convegni si sentono così liberi di dire davvero che cosa pensano senza temere la diffusione delle loro dichiarazioni da parte della stampa. Mario Monti è membro del Consiglio direttivo del gruppo Bilderberg dallo scorso anno. Il Consiglio viene eletto ogni quattro anni e non ci sono limiti al numero dei mandati per i singoli consiglieri: si occupa di organizzare l’incontro annuale e di selezionarne i partecipanti. Monti risulta tra gli invitati dell’incontro dello scorso giugno a Saint Moritz (Svizzera), ma non è l’unico italiano ad avervi partecipato. Nella lista compaiono anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, Franco Bernabè (Telecom), John Elkann (FIAT), e Paolo Scaroni (ENI). I temi affrontati durante l’incontro sono stati molteplici: dal ruolo delle economie emergenti all’innovazione tecnologica nelle economie occidentali, passando per le sfide per l’economia europea. Proprio per le ragioni di riservatezza con cui sono organizzati gli incontri, non sappiamo che cosa abbia fatto o detto Monti durante il summit (a cui di recente hanno preso parte anche, tra gli altri, Barroso e Van Rompuy). In veste di presidente della Bocconi, Monti ha partecipato agli incontri del gruppo Bilderberg anche nel 2010 e nel 2009.
Commissione Trilaterale
È una organizzazione non governativa fondata nel 1973 dal magnate statunitense David Rockefeller per favorire la cooperazione tra Europa, Stati Uniti e Giappone. L’obiettivo all’epoca era quello di superare le distanze e i disaccordi tra queste tre parti del mondo, cercando di aprire il dialogo e il confronto su temi di natura politica ed economica. Il Nord America è rappresentato da 120 membri, l’Europa da 170 e l’Asia da 85 membri (nel corso degli anni l’organizzazione si è aperta ad altri paesi orientali oltre il Giappone). La Commissione Trilaterale è stata criticata da organizzazioni politiche e di attivisti con motivazioni simili a quelle usate per il gruppo Bilderberg. L’accusa è quella di voler creare un sistema sovranazionale per gestire il potere senza alcuna legittimazione democratica. Mario Monti è direttamente impegnato nell’organizzazione come presidente del gruppo europeo dal 2010, affiancato da un presidente per il gruppo americano e da uno per l’area asiatica. Tra i membri italiani della Trilaterale [pdf] ci sono anche Enrico Letta (PD), Carlo Pesenti (Italcementi), Luigi Ramponi (PdL, ex Comandante della Guardia di Finanza ed ex direttore del SISMI), Maurizio Sella (Banca Sella) e Marco Tronchetti Provera (Pirelli). Monti ha il compito di coordinare il lavoro del nucleo europeo dell’organizzazione. Nel corso degli incontri globali, in genere uno l’anno, e di quelli in Europa, la Commissione Trilaterale si occupa di questioni economiche e produce analisi e previsioni sull’andamento dei mercati, sulle opportunità per imprese e altre organizzazioni di collaborazione. I risultati degli incontri e degli studi vengono pubblicati regolarmente e pubblicamente, evitando le chiusure e la segretezza del gruppo Bilderberg.
Goldman Sachs
È una delle più grandi e importanti banche di affari del mondo. Ha sede legale negli Stati Uniti ed è quotata alla borsa di New York. Offre consulenze a migliaia di società, che la utilizzano per gestire i loro investimenti, per ristrutturarsi e per effettuare nuove acquisizioni. La banca si occupa anche degli investimenti a rischio e sui derivati, e amministra fondi previdenziali. Considerata la sua enorme influenza, è stata spesso criticata per aver condizionato l’andamento dei mercati o aver favorito speculazioni spregiudicate, che hanno contribuito alla progressiva crisi finanziaria di questi ultimi anni. Mario Monti è diventato nel 2005 consulente internazionale di Goldman Sachs International. Da allora si è occupato di politica internazionale e mercati di capitali, offrendo la propria consulenza per il Goldman Sachs Global Markets Institute. Ha realizzato rapporti e analisi sostenendo le proprie teorie economiche in materia di stabilità dei conti pubblici e liberalizzazioni. Monti non ha alcun ruolo esecutivo o dirigenziale all’interno della banca.
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23/12/2011 12:26:25 |
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COMPRATE UN DIFENSORE E DUE TERZINI E NON ROMPETE I COGLIONI, JUAN E' FINITO!!!!
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La Roma spinge il tasto reset . L’improvvisa (e benedetta) accelerazione delle prestazioni della squadra ha modificato i piani di mercato. Sabatini non ha più fretta di comprare un difensore centrale: se a gennaio non subentrano inconvenienti, confermerà Juan. E anche sulla fascia sinistra, dove si è rilanciato Taddei, si sente a posto. Adesso la scala di priorità ha avuto uno scossone forte: al primo posto c’è l’acquisto di un centrocampista, un tipo aggressivo e bravo palla al piede; in seconda fila un esterno destro che possa alternarsi a Rosi; infine, se capita un’occasione vantaggiosa, verrà preso un sostituto di Borriello, che ha già cominciato il trasloco dall’albergo dove abita (...) IN MEZZO - Per il centrocampo i principali obiettivi sono due: Paulinho del Corinthians e Guarin del Porto, un brasiliano e un colombiano. Nessun problema di tesseramento: la Roma, dopo aver ingaggiato il giovane Nico Lopez, ha ancora un posto libero per gli extracomunitari. Sabatini sta giocando su più tavoli, ha ottenuto il sì dei due giocatori, ora deve capire quale sia l’affare più conveniente. Guarin ha avuto qualche problema in questa stagione nel Porto ed è sul mercato: si può prendere a 10 milioni. La Roma vorrebbe risparmiare qualcosa. Una cifra simile costa Paulinho, che ha segnato 8 gol nell’ultimo campionato brasiliano vinto: ha 23 anni e un idolo un po’ bizzarro, Vampeta, che non ha avuto fortuna nell’Inter. (...) A Sabatini piace anche Lassana Diarra del Real Madrid. Ma guadagna troppo perché Fenucci gli permetta di invitarlo a Trigoria. ALGEBRA - La decisione di importare un centrocampista va di pari passo con la necessità di tagliare i costi. Considerando che Greco sta per firmare il rinnovo del contratto, sperando che De Rossi presto lo imiti, e che Simplicio è stato tolto dal mercato, la Roma sta pensando di offrire a Pizarro la risoluzione del contratto. Non sarà comunque semplice ottenerla. Pizarro è molto deluso per essere stato escluso da Luis Enrique nelle ultime due partite ma non ha intenzione di trasferirsi in un’altra squadra europea: ha rifiutato molti soldi dal Malaga, non a caso. La sua idea è di tornare in Cile alla scadenza del contratto con la Roma (...). I dirigenti proveranno a concordare con lui una strategia di separazione alternativa, senza arrivare all’incentivo all’addio che a gennaio verrà proposto a Cicinho. RETROSCENA - Non si dovrebbe invece muovere da Roma Gabriel Heinze. Nelle scorse settimane, dopo aver subìto un furto in casa e dopo la discussione con Luis Enrique, aveva parlato alla società della possibilità di lasciare l’Italia. River Plate e Lanus si erano fatte avanti per ingaggiarlo. Ma prima di partire per le vacanze, Heinze ha rassicurato i dirigenti: in Argentina è andato solo per trascorrere il Natale.
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